
Accadeva tutto oggi, tanti anni fa
1949 - La Francia riconosce lo stato di Israele
1966 - Avviene a Trento la prima occupazione
1979 - Viene ucciso a Genova dalle Brigate Rosse l'operaio-sindacalista Guido Rossa
1984 - Viene messo in vendita il primo Apple Macintosh
1997 - Viene istituita in Italia la Commissione Parlamentare per le Riforme Costituzionale (Bicamerale)
2002 - Iniziano le audizioni del Congresso per il caso Enron
Ci mancano un po’:

1949 - John Belushi, attore e comico statunitense († 1982)
Una delle cose fondamentali che un uomo deve imparare nella vita è prestare attenzione, mentre si fa la barba. Io poco fa non ho prestato assolutamente attenzione, e adesso la mia faccia sembra il giocattolo preferito di Freddy Krueger. D’altra parte avevo una barba incolta vecchia di un mese, e a me la barba in un mese, vi posso assicurare, viene su bene. Per rendere più semplice il tutto mi si è pure rotto il rasoio elettrico con le regolazioni di misura che tagliava anche la barba più ostile nel giro di pochi secondi, così ho messo in pratica anni e anni di scuola MacGyver, con forbicine da toilette, rasoio gilette, non di quelli che si gettano, e mille rasoi usa e getta, ma con aloe, che se no la pelle mi si rovina, e io alla mia pelle ci tengo.
Ho attrezzato il mio piano da lavoro, ho riempito il vecchio catino con specchio, residuato di inizi 900, così non spreco nemmeno l’acqua corrente, poi via, taglia su, taglia giù, i chemical brothers sparati a palla e io che mi dimeno e…
Rewind: i chemical brothers a palla e io che mi dimeno, ecco cosa è stato. Quella atmosfera mistica stile rave party, deve essere stato quello che mi ha distratto. Adesso sembro il figlio della gattara dei simpson, la mia faccina è sì liscia come il culetto di un bebè, ma potrebbe essere scambiata per un’opera spazialista degna del Lucio Fontana migliore.
Ovviamente, come potete immaginare ho accuratamente evitato il dopo barba alcolico invecchiato di 30 anni vecchia Romagna etichetta nera, cherosene puro, ho optato per la cremina della Nivea for man.
Ma porco mondo, ad ogni sbadiglio le guance bruciano e una piccola imprecazione esce.

Dal Vangelo secondo qualcuno:
Era l’anno del Cinghiale o Maiale secondo il calendario cinese, paz grugnì.
Giunto sulla terra, con un gran dolore di chiappe, decise di informarsi su questo Maiale o Ginghiale, quello che scoprì fu quanto segue:
L'uomo sebbene sia socievole (ama club, associazioni, i viaggi in gruppo e le
attività culturali) ha un fondo "selvaggio" che gli fa disprezzare ambienti snob.
E' sempre alla ricerca della stima di chi gli sta vicino, riesce a mascherare la
timidezza con atteggiamenti di chi è molto sicuro di se. La sua generosità è
esemplare come la sua onestà, anche se qualche volta è un pò egoista. Nello
amore è sensualissimo e pieno di mille tentazioni, e.... conosciuti i piaceri del
sesso non può più rinunciarvi, è molto riservato e ama la donna indulgente e
tranquilla.
In amore tende ad idealizzare il partner che spesso può essere deluso. Molto
apprezzato nella vita famigliare.
Costituzione fisica: nessuna parte del corpo è collegata al segno, perché è
ipocondriaco, somatizza tutto e per questo crede di avere tutte le malattie
immaginabili.
Dopo tutto era Dio, non poteva sbagliare, solo non capiva cosa cazzo centrasse il calendario cinese, ma rinunciò a fare domande.
Fu così che il 31 dicembre del lontano 1983, nell’anno del Ginghiale o Maiale, secondo i cinesi, alle 23 e 45 vide la luce il profeta de noi artri Paz83, detto il basso, per via dell’indefinita altezza che oscillava senza precisione tra il metro e sessantotto e il metro e settanta.
Il profeta Paz, ricordandosi del verbo del signore, ma anche del nerbo con cui lo scudisciava cominciò allora la sua missione divina, rompere il cazzo all’umanità, così, quando fu abbastanza grande cominciò a raccatare su seguaci per indottrinarli, ma la cosa risultava difficile, ebbe allora un’illuminazione divina che nella sua testa risuonò più o meno così: “Apri un blog, coglione, sei nel 2006”. Non perse tempo, e creò un blog dal nome vagamente biblico, si chiamava Oltre il confine, ma non bastava, i fedeli scarseggiavano, gli aggregatori servivano e no, così creò un altro blog, a sua immagine e somiglianza, anche qui il nome richiamava al sacro, era Il tempo delle pare, ma anche qui i post erano troppo lunghi e i proseliti scarseggiavano, così un bel giorno, tra le sacre scritture della rete incappò in un termine aramaico, twitter, cominciò a pensare, finché non sopraggiunse una nuova indicazione divina: “Pirla d’un pirla, non pensare, iscriviti e basta”. Fù così che si iscrisse anche li, sempre per raggiungere più fedeli, ma anche quello servì a poco, ma un giorno incontrò il saggio pongo bongo, detto anche “nel culo te lo pongo” per varie ragioni. Esso gli parlo di una divinità della rete, il suo nome richiamava incubi ancestrali, era il tumblr, allora si mise a pensare, ma prima che dall’alto potesse arrivare il solito insulto sotto forma di illuminazione esclamò: “adesso mi faccio un trumblerblupsblup..che fico che sono”. Non passarono nemmeno trenta millesimi di secondo che…: “Tumblr, idiota…”
Chinò la testa e creò Le supposte di paz83, certo non biblico, ma molto più vicino alla sua triste realtà. Ora vaga nella speranza che qualcuno, almeno, segua le sue pillole di saggezza retro funzionali.
Passata la Moratoria internazionale sull’abolizione della pena capitale.
E così è stata vinta la battaglia per la Moratoria internazionale sulla pena di morte di cui l’ITALA è stata l’orgogliosa porta bandiera, un risultato, e soprattutto un segnale estremamente positivo, tanto più che è arrivato sotto Natale, meglio di così non si poteva, e fin qui i rallegramenti per il risultato ottenuto, ora però bisogna calmare gli entusiasmi perché il DOCUMENTO non è vincolante ma, e qui cito dal sito di Repubblica: […]ma il significato morale e l'impatto politico è grande. Il testo esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a "stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione" della pena capitale, e invita a ridurne progressivamente l'uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati.
(18 dicembre 2007).
C’è quindi ancora molto da fare prima che questo primo passo, di certo importante sul piano del valore morale, porti a conseguenze pratiche effettive nel discorso della reale abolizione della pena capitale, bisogna quindi continuare a far sentire la voce contro quei paesi, una cinquantina circa, che ancora praticano la pena capitale, e bisogna farlo in maniera ancora più insistente e alta anche in virtù del risultato ottenuto alle Nazioni Unite.
IL Muro che divide Israele e Palestina oggi diventa una bacheca su cui scrivere i propri messaggi!
Intanto sul fronte Israelo/Palestinese dopo la conferenza di Annapolis terminata con una promessa di accordi reali di pace per l’anno 2008 la situazione sembra nuovamente precipitare, e ti pareva, troppo velleitarie le opzioni messe sul tavolo del dialogo, e già sia il leader palestinese che quello israeliano sembravano averlo fatto capire all’indomani dei colloqui americani, solo Bush, volente o nolente aveva continuato a proferire sicurezza su una riappacificazione che poteva essere possibile solo tramite il genio della lampada in quel caso, ma proprio dai territori in questione, per l’esattezza dal Muro che separa i due popoli, dalla parte palestinese nella zona di Ramallah, arriva questa storia di cui sono venuto a conoscenza oggi. “Il mondo di internet non conosce confini, sempre nuove possibilità e applicazioni sono possibili, e da oggi si può, con soli 30 euro, inviare un messaggio ad un sito che poi lo farà scrivere sul muro tra Israele e Palestina.” Vi posto dunque un video preso dal sito del Tg de la7 e un Link dove spiega certamente meglio di quanto potrei fare io tutta la storia del muro su cui da qualche tempo appaiono delle scritte, anzi, teoricamente con 30 euro anche voi potreste far apporre da un writers una frase. Come? Guardate il video e poi, se volete visitate il sito ( sendamessage )da cui è possibile far scrivere la frase. Lascio giudicare a voi, per quanto mi riguarda non so ancora se vederla in positivo o no, certo tutta la faccenda ha il vantaggio di portare l’attenzione su questo muro di cui troppo poco si parla. Aspetto la vostra opinione.
Grazie a te, caro amico della notte, ma anche del giorno e del pomeriggio post pennichella, fruitore di questo blog. Devi sapere che è l’una passata ormai, questo vuol dire che io ti ho aspettato
...come di consueto sempre di notte, perché la mattina dormivi e il pomeriggio pennichellavi, sempre sottovoce( che poi il vicino bussa con la scopa), un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci, quando un giorno vista l'ora è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato. Insomma il momento peggiore per capire qualcosa, soprattutto di se stessi. Un giorno per amare, per sognare, per vivere, ma anche, perché no, per farci i cazzi nostri in santa pace, che non fa mai male, un giorno nuovo, quindi un post nuovo del tuo caro paz.
Ecco, caro gentilissimo reverentissimo lettore della notte, ma anche del giorno se dormi la notte perché sei normale, non come me, ma anche del pomeriggio se dormi la mattina perchè preferisci destare gli occhi quando il sole è già nella sua fase più tiepida, ora tocca a te.
E dandoti del lei procedo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.



Eccolo svelato il personaggio, qualche anno dopo e con molti capelli di menoCosì discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.
Da questo punto ieri sera ho cominciato a seguire Roberto Benigni e la sua lettura della Divina Commedia, non mi posso soffermare sulla parte iniziale, quella più satirica, contemporanea, perché appunto non l’ho vista, ma poco importa, importa invece il valore che un’operazione del genere può comportare, quel orgoglio, troppe volte dimenticato, quelle radici nobili, Beningni parte da Enea, dicendo che noi Italiani non abbiamo la ben che minima consapevolezza, spesso, non sempre, del da dove veniamo, e ha ragione, annebbiati come siamo dalla frivola contemporaneità culturale, delle liti in tv, della morbosità per i fatti altrui, dell’incapacità di tirare fuori la testa e opporci quando il paese finisce in mano a gente poco onesta, dalla manipolazione di gerarchie ecclesiastiche e non.
Ieri, in tv, sono andate in onda, combattendosi per lo share, due facce dell’Italia, dello stesso identico paese, l’Italia che non vorremmo e l’Italia che ci siamo dimenticati, quella della Mafia, delle collusioni tra lo stato e la delinquenza, dei soprusi e della violenza, e quella Dantesca, quella della storia, della cultura, delle origini della lingua contemporanea. In entrambe le situazioni però un luogo era comune, l’inferno, quello dei gironi da una parte, del giudizio ultimo, e quello terreno, quello che spesso ci avvolge, che nemmeno sappiamo come mai ci siamo dentro, come ci sia capitato di finire lì…
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Il difficile sta nel ritrovare la via, il coraggio e la volontà di non arrenderci all’inferno, ma di proseguire fino al paradiso.
Ci si era lasciati con la promessa impalpabile di un arrivederci posto in un futuro non troppo vicino nel tempo, asimmetrica rispetto alle nostre reali volontà.
Mi aveva accompagnato lungo quella strada, fino al suo limite estremo, là dove si perde tra qualche vecchio palazzo fatiscente e la campagna che già incombe prepotente sulla città, camminavamo nel freddo di un agosto che era solo dentro i nostri stomaci le mani in tasca per poterci grattare via, di nascosto, le nostre impronte digitali, ami ai quali non volevamo più essere impigliati.
Procedevamo con passo tranquillo, ma con la testa già qualche metro più avanti, quello di chi ha cognizione di non essere inseguito, eppure avverte un presagio, l’ora della chiamata, adesso o mai più. Lungo il camminamento sfilavano veloci e silenziose le vetrine con le facce dei manichini non anonimi nello sguardo, occhi lividi emblemi di notti smarrite ad osservare Tangeri, sussulti di evasioni, mai compiute, da un mondo incompatibile verso un altro sconosciuto, rigati di un rosso decrepito senza orgoglio nella loro reattività assorbita da aromi di terre lontane, occhi esaltati da una giustizia che sembrava acquisita e che invece era solo un rigurgito aleatorio della mente, troppo presto, troppo in fretta, tempo al tempo, sarebbe arrivata sempre un attimo dopo.
Erano occhi non stupiti nel vederci, occhi che non chiedevano nulla, ancorati ai loro corpi rigidi come una boa in mezzo al mare, soggetta all’euforia momentanea delle onde, ma troppo ancorata per lasciarsi trascinare via, per impostare una rotta.
Dietro, ad ogni passo il marciapiede si sgretolava inghiottito in una china pericolosa trascinando con sé vetri e manichini mischiandoli in un ammasso incomprensibile, camminavo con indosso la lacera giubba di pelle vintage logora come la storia.
Mi chiese nel frastuono silenzioso del tutto che dietro franava se era realmente questo il mio volere, mi disse che avrei dovuto applicare l’eutanasia alle mie convinzioni, in maniera sistematica, giorno dopo giorno, non risposi, camminavo silenzioso con le mani nelle tasche.
Ci fermammo sotto un semaforo, davanti un pedonale ad un incrocio, mentre alle nostre spalle la voragine si avvicinava sempre più insaziabile, al di là oltre la luce verde una città, uguale ma totalmente diversa, la stessa. Risposi alla sua domanda estraendo le mani dalle tasche, le estremità delle dita stillanti di sangue da una pelle ormai morta, pronta a cadere, ero pronto ad applicare l’eutanasia alle mie convinzioni, le avrei fatte lentamente morire somministrando loro dosi letali di realtà, e forse ne avrei create di nuove. Allungai il piede in avanti sopra le strisce bianche, non di resa, ma di pace combattuta, indosso un lungo cappotto marrone mi proteggeva dal freddo ad uno stomaco che non aveva più agosti al suo interno. Il corpo si muoveva fluido e gli occhi ben aperti ribadivano il loro verde. Davanti un’altra realtà, la stessa, uguale ma diversa.

(foto reperite su deviantart)


Scriveva Allen Ginsberg: “ciò che è venuto, è andato per sempre ogni volta”
Scriveva Andrea Pazienza: “ mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa”
Scriveva William Burroughs: “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.”
Scriveva Jack Kerouac: "…dobbiamo andare e non fermarci mai finche’ non arriviamo."
"Per andare dove, amico?"
"Non lo so, ma dobbiamo andare…"
Consiglio l’ascolto di un album isterico durante la riflessione sulle precedenti parole.
L’album è: Giant Steps di J. Coltrane. Acido, nervoso, insomma quello adatto.
E DEL GOVERNO...(SENZA DISTINZIONE DI COLORE POLITICO)
(DISEGNI DI ANDREA PAZIENZA)
Roberto Saviano, classe 1979, si sa, è uno che l’abitudine di dire le cose l’ha, eccome.
Non usa mezzi termini, non si nasconde dietro retoriche di alcun genere, dice quello che c’è da dire, parla di ciò che è sotto gli occhi di tutti, parla anche per chi non può, perché morto, o perché impaurito. Parla, anzi, scrive, e mette i fatti, nero su bianco, fa i nomi, di vittime e aguzzini.
Parla di camorra, racconta, anzi grida di quel cancro che da dentro sta divorando Napoli, e lo fa cosciente di ciò cui va incontro, di come questo influirà, influisce, sta già influendo sulla sua vita.
È giovane Roberto Saviano, ma è dai giovani che deve partire la costruzione di un muro contro un certo tipo di pensiero, contro certe meccaniche criminali troppo spesso solo sfiorate dallo stato, quando questo addirittura non vi collude.
Con il suo libro, con il suo grido di rabbia Saviano mette in piazza i fatti della camorra affinché si sappia, affinché si rompa ulteriormente quella cortina di silenzio che in questi mesi è diventata un po’ più fragile anche grazie a tanti che a loro rischio hanno deciso di opporsi alla criminalità.
Non eroi, semplicemente cittadini coraggiosi che hanno capito che senza un esempio che smuova la società niente si sarebbe mosso da solo.
E i riconoscimenti non si sono fatti attendere, è fresca fresca la notizia che il New York Times ha inserito Gomorra, appena uscito negli Stati Uniti, tra i 100 libri più belli del 2007 definendolo:” in uno stile ispirato dal criticismo dell'Italia privo di compromessi del regista Pier Paolo Pasolini e dalla devozione per i dettagli sporchi di Truman Capote".
Una bella soddisfazione per Saviano e per il suo impegno a cui non posso che fare i più vivi complimenti.
qui il link del New York Times su Roberto Saviano, nel testo invece il riferimento è alla pagina dedicata da repubblica.Vi ricordate come era cominciata? Così!
E come era finita? Così!
Oggi Daniele Luttazzi è tornato su la7 col suo nuovo programma satirico Decameron - Politica, Religione, sesso e morte, ed è più cattivo che mai, pungente come la lama di un pugnale.
Ampio spazio hanno trovato in questa puntata temi come la pedofilia nelle alte sfere della chiesa, riferimenti ai casi anche recenti successi negli Stati Uniti, ma non solo questo per quanto riguarda il Vaticano, bersagliato ripetutamente dal comico durante la puntata. Anche il suo carissimo amico Silvio Berlusconi trova il suo spazio nella feroce satira di Luttazzi che si toglie il sassolino che da ormai 5 anni turbinava nella sua scarpa, fa riferimento alla causa vinta contro Berlusconi, Mediaset, Finivest e Forza Italia che dopo l’intervista a Marco Travaglio di cinque anni prima avevano portato il comico davanti ai giudici, chiedendo tra l’altro un risarcimento di 45 miliardi.
Una prima puntata questa, ricca di spunti e di satira feroce come non si vedeva da tempo. Luttazzi si sofferma anche sulla sinistra ( quella definita radicale, ma che lui definisce pacifista perché in opposizione alle missioni di guerra in cui è coinvolta l’Italia e che infrangono l’articolo 11 della costituzione), definendo quella pacifista unica sinistra dal momento che, come dice il comico, la sinistra vera non è favorevole alla guerra. Così facendo tira in ballo anche quella che è uso comune definire sinistra moderata e che ora
alloggia al governo. Luttazzi spezza anche una lancia a favore del ministro Padoa Schioppa affermando che la sua finanziaria è stata un miracolo, l’unica alternativa, continua il comico, sarebbe stata quella di mettere il paese su Ebay.
Nelle prossime ore, ne sono certo, questa prima puntata farà discutere e solleverà polemiche a non finire, ma questo è tutto sommato prevedibile e atteso.
Con Travaglio alla corte di Santoro, Biagi (che purtroppo nelle ultime ore versa in gravissime condizioni di salute, e consentitemi di fargli un in bocca al lupo di veloce guarigione perché l’Italia ha ancora bisogno di gente come lui) nuovamente alla Rai, anche se in orario non consono e Luttazzi da oggi nuovamente in onda su La7 si torna a formare il trio che tanto aveva adirato il Cavalier Berlusconi.
Sperando che non si ripeta una cosa scandalosa come cinque anni fa tutto sembra essere tornato più o meno nella norma, mancherebbero ancora i Guzzanti dalla tv, ma diciamo che almeno loro si sono lanciati nella via del cinema.
Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, perché potete scommetterci, ci sarà da ridere.
Oggi butto giù un post leggerino, fuori piove e la giornata scorre tranquilla, meno male.
Cominciamo da stamattina, quando sbirciando tra le news mi capita sott’occhio la notizia riguardante una
classifica riportata oggi dal Daily Telegraph che raggruppa i cento geni più creativi viventi, la graduatoria è stata stilata da sei esperti di creatività sulla base anche di un sondaggio tra i sudditi di Sua Maestà.
Scorrendola non ho potuto fare a meno di rimanere molto deluso, nonostante la graduatoria come sempre in questi casi sia opinabile, per lo spazio dato al genio italiano, volete sapere quanti sono?
Uno, e come sempre accade ormai da qualche anno lo spazietto se lo prende meritatamente lui, Dario Fo, che a quanto pare viene capito e considerato più all’estero che in terra Italiana, ma di questo non c’è da stupirsi dopo tutto visto che noi stiamo ancora a dare credito e ascolti alle boiate televisive che ci propinano.
Ma vediamo alcuni piazzamenti eccellenti: al primo posto si Piazza Albert Hoffman, che per chi non lo sapesse è il chimico svizzero che scopri la sostanza dell’Lsd, uno che oserei definire da sballo, scorrendo più giù, ma non di molto, troviamo al quarto posto niente dimeno che Matt Groening, l’inventore dei Simpson e Futurama, primo colpo di scena.
Al quinto Nelson Mandela e appunto al settimo il nostro giullare Dario Fo. Nella classifica trovano posto anche Steven Spielberg, Leonard Cohen, Aretha Franklin e David Bowie, Gorge Lucas e i compositori Hans Zimmer e John Williams oltre che la scrittrice JK Bowling mamma di Harry Potter. Chiude al centesimo posto l’onnipresente Quentin Tarantino.
Berlusconi ha già dichiarato che almeno come genio della comicità gli si doveva l’ingresso nella classifica, e anche Gerorge W. Bush se la deve esser presa a male, quando ha scoperto che al quarantatreesimo posto si è piazzato il suo arcinemico Osama Bin Laden. Trova posto in fine anche l’inventore di una delle armi più pop al mondo, il signor Mikhail Timofeyevich Kalashnikov.
A voi l’ardua sentenza. Vi consiglio di andare tramite il link a visionare di persona la classifica che riserva molte sorprese.
Serata con Bruce Willis.
Tornando invece a ieri sera, sono stato al cinema a vedere “live free or Die Hard” film piacevolissimo tutto sommato, il nostro caro Bruce che attira al cinema più uomini lui con la sua pelata che qualsiasi altra diva prosperosa esistente, fa come al solito quello che ci si aspetta, non dorme per svariati giorni, insegue i terroristi di turno, questa volta super Haker informatici, ovviamente li massacra tutti, ne abbatte uno sparandolo via con l’estintore, salta, cade e si lancia ripetutamente da altezze improponibili senza riportare alcuna lesione grave, sfugge a centinaia di macchine che voglio metterlo sotto, le usa come proiettili, vedere per credere, viene inseguito, su di una strada elevata a spirale, da un jet a decollo verticale, mentre lui gli sfugge guidando un tir di proporzioni inaudite, dopodiché fa il rodeo sul sopraccitato jet che nel frattempo è rimasto senza pilota, e ovviamente il tutto viene condito da battute ironiche e colme di cinismo come sempre. Insomma una pera di testosterone da non sottovalutare, tanto che all’uscita dal cinema mentre parlavo con gli amici il moroso di mia sorella emulo di BRUCE WILLIS ha simulato un cazzotto in stile con quello del suo eroe, incrociando però sfortunatamente la bocca della mia sorellina, non che sua fidanzata. Da piegarsi in due dal ridere, primo per la dinamica, dovevate esserci, secondo perché mia sorella incazzata è molto peggio di Bruce Willis, parola mia. La sua vendetta è stata immediata, ma vi risparmio i particolari. Buona giornata a tutti!
Oggi è una di quelle giornate che batte, una di quelle giornate che fuori la pioggia scende sottile e insistente, sferzata dal vento. Tutta la campagna intorno ha assunto un’aria grigia in cui i colori sbiadiscono quasi fosse una foto in bianco e nero. Il ticchettio delle gocce sul lucernario ha accompagnato i miei pensieri per tutto il pomeriggio, mentre scrivevo, nelle orecchie tornavano a visitarmi gli amici di un tempo, da Patti Smith a Lou Reed e poi John Cale. Oggi è una di quelle giornate che batte, e allora ti viene voglia di andare a camminare, e se fuori piove chi se ne frega, ci si infila un cappotto con le tasche piene di pensieri e si esce senza meta, mentre tornano in mente le parole di Kerouac: «Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.»
Oggi è una giornata che batte, e chi se ne frega se i denti non bussano ancora per il freddo ma soltanto per un’emozione, un pensiero.
Non è tempo per essere negativi, oggi, si lascia giusto lo spazio per una goccia di melanconia e si cammina, mentre la luce cambia e i passi si specchiano sull’asfalto lucido.
Oggi è una di quelle giornate che batte, e allora bisogna alzarsi dalla seggiola e camminare senza chiedersi quanto, ormai, sia lontana dietro la casa.


Dopo qualche giorno di astensione, voluta, dal blog, eccomi nuovamente qui. Contenti? Ah, non vi importa? Beh fatti vostri!
Qualche giorno fa, proprio dopo aver appreso la notizia del gesto incriminato contro la Fontana di Trevi avevo pensato ad una cosa in stile Andy Warhol (uno che di critiche e detrattori ne aveva e ne ha ancora molti), ma dato il mio astensionismo dal blog non ne avevo scritto nulla, mi ero deciso a farlo oggi, ma si sa, bisogna esser veloci in queste cose altrimenti si rischia di essere bruciati, ed in fatti cosa mi fa il Corriere della Sera? Mi fa un articolo sul suo sito online in cui dice che è un’idea geniale degna di Andy Warhol, avevo perso l’occasione, maledizione, pare che D’agostino sia stato più veloce di me, pazienza, è, però sempre sfogliando le pagine web del corriere che vengo attirato da un altro titolo <<No ai bavagli, i blogger stiano tranquilli>> e questa volta mi compiaccio nel mio piccolo dal momento che mentre tutti si struggevano per la notizia sul Ddl della riforma editoriale io scrivevo:"Ddl sulla riforma editoriale, attendiamo, ma niente sensazionalismi". E blogbabel nemmeno mi ha messo nella lista dei blog che ne discutevano, cattivi. Comunque tornando alla povera fontana, si leggono in questi giorni le parole di “autorità?”, in campo artistico e non, che elogiano il gesto dell’“attivista?”. Adesso, non subito, perché subito, da tutti, quello commesso è stato definito un atto ignobile privo di qual si voglia valenza artistica, ma ora che si è appurata l’effettiva inoffensività del liquido lanciato nella fontana sono tutti pronti a salire sulla cattedra dell’arte ( questa volta non c’è stato nessuno che si è immediatamente prodigato per ripulire la fontana così come c’era stato il cittadino che stacco i tre bambini impiccati di quel mattacchione di Cattelan “l’artista?”. Chissà poi se l’autore del gesto aveva calcolato così a fondo l’effetto simbolico del suo gesto oppure se sia stato un semplice colpo di culo e si stia ora preparando a cavalcare l’onda del clamore e delle lodi suscitato, a posteriori come è usanza nel nostro piccolo paese di opportunisti.
Collegandomi, come mi è inevitabile al cinema mi torna in mente quello che successe col film che più di tutti è legato alla Fontana di Trevi e che più di tutti la lanciò davanti agli occhi del Mondo, anche di quelli che non la conoscevano, “La Dolce Vita” di Federico Fellini che provocò addirittura un’interrogazione parlamentare in cui fu disegnata con le seguenti parole: "L’offesa palese alle virtù e alla probità della popolazione romana e la banale canzonatura dell'alta missione di Roma quale centro del cattolicesimo e di antiche civiltà", e che scatenò una durissima campagna da parte dell’Osservatore Romano su cui si lesse anche:"Basta!": "Il male, il delitto, il vizio ostentato sugli schermi, sviscerato nella sua psicologia (...) è incentivo al male, al delitto, al vizio; ne è propaganda". Tutto questo quando il Film era uscito da poco, la storia poi, come è ovvio che sia, ha dato ragione a Fellini consacrando lui e il suo film ad opera Mitologica del cinema, scaraventando giù dallo scrano tutti i detrattori, molti dei quali poi saltarono sul treno dei sostenitori una volta capito che la loro causa era persa, insomma, siamo alla solita, avanti Savoia, indietro Savoia, nessuno dice quello che pensa schiettamente e poi mantiene salda la sua posizione a costo di apparire impopolare, l’unico è Sgarbi che ha proprio di natura di esser bastian contrario e che quindi non fa testo, ma dopo tutto chi è che tiene in considerazione le polemiche di Sgarbi? Ups, ce ne sono molti mi dite? Amen!
Povera Fontana di Trevi, quante ne hai passate, da Totò che cerca di venderti, alla procace Sylvia che invita il bel Marcello in una doccia alle prime luci del giorno, passando per i Sampei, pescatori di monetine, invisibili ai radar, a quante pare, delle forze dell’ordine posizionate li a pochi metri, fino ad ora, fino a quando l’artista (se vi piace lo chiamiamo così, se no potete chiamarlo come vi pare, anche Giovannino Pistambrillo se vi garba) non ha nuovamente messo in luce col suo gesto l’ipocrisia dei Media e della intellighenzia Italiana, che prima lapidano, che non si sa mai come tira il vento, poi si guardano attorno, fanno dietro front, seguono la corrente e così via, col risultato di apparire come gli impiegati nei film di Fantozzi. Insomma, citando il titolo di un post famoso in questi giorni ( non me ne voglia l’autrice) arte for dummies o svela dummies.
a volte restiamo immobili ad osservare l'umanità, la vita, come si fa con un'onda sulla battigia
che arriva prima leggera
poi ti avvolge
ed infine si ritrae
completamente, dentro il mare da cui è venuta, lasciando solo sensazioni appena percettibili
lasciandoci nuovamente soli, con lo sguardo perso a cercare nell'orizzonte.
Qualche post fa, se andate a cercare un attimo indietro lo trovate, avevo parlato della mia abitudine di accantonare quella musica di cui in determinati periodi della mia vita mi ero fatto un’overdose.
Oggi nel mio processo di archeologia musicale posto una canzone che mi era tornata a girare nella testa da qualche giorno e che secondo me si applica quasi perfettamente ai giorni nostri.
I CCCP fanno parte di quel panorama sonoro fine 70/ fine 80 che interessò l’Emilia, come i Gaznevada e gli Area e a cui sono particolarmente legato per varie ragioni.
« Tra Carpi e Berlino c'è un legame speciale, perché a Carpi comincia l'Autostrada del Brennero: perciò noi consideravamo Carpi come la periferia estrema di Berlino »
(Ferretti)
Sono Modenese, e ora abito a pochi chilometri da Carpi, all’estrema periferia berlinese.
“Io sto bene” ve la posto in questa versione semi acustica dei C.S.I, gruppo nato dalle ceneri dei CCCP.
Io sto bene, io sto male, io non so come stare.
: Ogni tanto la memoria mi fa brutti scherzi, ma non ricordo quali.


Il vecchio e nottambulo paz stava cercando qualche informazione in più sui divieti nelle sale cinematografiche per i contenuti non adatti ai minori, come qualcuno di voi si ricorderà certo, in seguito all’uscita del film “Apocalypto” vi fu una serie di polemiche perché dal Ministero per i beni e le attività culturali non fu apposto un divieto ai minori sulla pellicola.
Da qui la richiesta da parte del consiglio nazionale degli utenti e delle associazioni dei genitori di provvedere in tempi rapidi ad una modifica sulle norme in materia di revisione cinematografica e non solo, perché le regolamentazioni più severe proposte riguardano anche supporti digitali, vedi dvd e videogiochi, la pubblicità all’interno delle sale che andrebbe selezionata per essere compatibile con il pubblico target della pellicola, ossia se il film è per ragazzi vorrebbe dire niente pubblicità che possano essere dannose o offensive per lo sviluppo intellettuale del giovane e di conseguenza via anche i trailer di film considerati adatti ad un pubblico adulto. Il tutto dovrebbe riguardare di conseguenza anche la proiezione in televisione con un adeguamento più rigido di fasce orarie e della proposta pubblicitaria, si parla in oltre di un’osservatorio sulle fiction.
Di seguito vi riporto con un magistrale copia e incolla alcuni dei punti proposti da C.N.U
- il superamento delle rigidità derivanti dall’attuale segmentazione dei limiti di età per i divieti (14-18 anni), individuando ulteriori fasce (ad esempio, 12 e 16 anni), oltre che l’eventuale previsione dell’accompagnamento di un genitore;
- l’urgenza di pubblicizzare adeguatamente i divieti dei film e di individuare regole più adatte alla diffusione di trailer cinematografici e televisivi;
- la responsabilizzazione degli operatori, anche al fine di un più armonico sviluppo dell’industria multimediale che tenga conto dell’ampia segmentazione dei target d’età del consumo di prodotti multimediali;
- il coinvolgimento degli utenti per una migliore conoscenza dei meccanismi della produzione e della lettura critica di un opera narrativa;
- l’introduzione di modalità e strumenti informativi, anche sulla base delle esperienze realizzate in altri Paesi, affinché gli adulti, genitori o educatori, possano sostenere dal punto di vista psicologico eventuali immagini e contenuti potenzialmente nocivi per il minore;
- una più efficace definizione del sistema sanzionatorio, così da prevedere, accanto alle sanzioni attualmente esistenti, ulteriori misure anche di tipo economico correlate, per esempio, al fatturato annuo dell’azienda produttrice oppure agli incassi della proiezione nelle sale e/o della programmazione in televisione e/o della vendita su supporti elettronici, allo scopo di esercitare una effettiva funzione dissuasiva, anche riguardo ai casi di lacunosa e non veritiera informazione agli utenti.
Inoltre, il Consiglio ritiene indispensabile che l’iter di emanazione di una nuova normativa sulla revisione cinematografica preveda il coinvolgimento, attraverso appositi tavoli di consultazione, delle associazioni degli utenti e dei genitori maggiormente rappresentative, oltre che degli altri soggetti istituzionali e non istituzionali interessati alla materia.
Linko inoltre la pagina dove è riportato tutto il documento, magari ai più risulterà noioso ma non si sa mai.
http://www.agcom.it/cnu/delibere/014_020407.doc
In fine dico la mia, ossia che per quanto io possa essere contro norme estremamente rigide e reputando che a priori ci debba essere un controllo dei genitori che spesso manca, con conseguente attribuzione di colpe a terzi, non trovo negativa questa proposta, a patto che non si cada come spesso succede in Italia in una caccia alle streghe e che poi si provveda allora anche a sanzioni effettive anche per le emittenti televisive, che infrangono costantemente, Mediaset in testa, sia le norme di regolamentazione sulla pubblicità, sia spesso quelle sul codice di autoregolamentazione dei minori per la tv, perché parliamoci chiaro, è la tv il primo mezzo di fruizione mediatico usato dai minori ed è quello che più aggira e infrange le norme.

pienone, ai Transformers fino al terzo capitolo di Shrek, passando anche per i palati più raffinati con “Soffio” dell’asiatico Kim Ki Duk e con “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” del rumeno Cristian Mungiu, palma d’oro a Cannes 2007 senza tralasciare il prolifico Michael Moore con il suo “Sicko”, ma anche settembre e l’autunno che verrà, si presentano ricchi di proposte a confermare una continuità nella tendenza del sistema cinema a voler portare sempre più gente nelle sale, mantenendo alta una proposta che non sia concentrata solo nel periodo del cinepanettone natalizio, e così ecco “I simpson” come anche “Le ragioni dell’aragosta” di Sabina Guzzanti e poi “Pathfinder – la leggenda del guerriero vichingo” oppure “L’ora di punta” di Vincenzo Marra, “Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati. A fine settembre poi arriva “Funeral Party”, “28 Settimane dopo” continuo del fortunato “28 giorni dopo” e a seguire “Grinderhouse-Planet terror” di Rodriguez, “Cemento Armato” di Marco Martani, che fin da ora avrà il merito di riportare sullo schermo Ninetto Davoli arrivando fino a “Michael Clayton” con Clooney e Sidney Pollack e “Mr Brooks” che schiera Kevin Costner, William Hurt, Demi Moore, senza dimenticare tutto ciò che esce dai festival, da Venezia a Cannes e via dicendo con ultimo ma non per cronologia l’atteso “Sukiyaki Western: Django” di Takashi Miike, non so se avete presente il suo” Audition” o il più famoso ancora “ichi the killer”.
Tutto ciò e molto altro ancora ci aspetta fino a dicembre, mese in cui sicuramente arriveranno altre pellicole fino ad averne la nausea, ma per gli appassionati di cinema sarà poi un post-sbronza piacevole. Questa escalation sembra finalmente accontentare le richieste di quegli ambienti che prospettavano un declino degli esercenti delle sale. Con una tale quantità di film e su un periodo così vasto si spera ci sia lavoro anche per quei cinema più piccoli che rischiano di morire sotto la morsa dei multisala, dopo tutto per quanto grandi siano se la richiesta aumenta e la proposta pure allora anche i multisala dovranno nuovamente cedere campo ai piccoli gestori di sala. Inoltre tutto questo movimento potrebbe anche portare ad un calo del prezzo dei biglietti, in fin dei conti, se l’affluenza aumenta di norma il prezzo dovrebbe, o quanto meno potrebbe diminuire. Speriamo bene. In fine volevo consigliare tre libri, magari per chi è appassionato di cinema o anche solamente curioso, perché è vero che il cinema si vede, ma a volte leggerlo aiuta a capirlo meglio.
Il primo è: “Fare un film – Federico Fellini” edito da Einaudi in cui sono svelati dallo stesso Fellini i retroscena e i legami che lo accostavano ai suoi film, dalle idee agli incontri che si dimostrarono epici.
Il secondo “Il cinema Europeo” edito da Editori Laterza è un percorso dalle origini ad oggi del cinema del vecchio continente, dalle sue identità alle varie correnti che si sono formate in esso, dal realismo alle avanguardie fino alle nouvelle vague e alla Neue Welle tedesca e molto altro.
Il terzo “Cinema, industria e marketing” edito da Guerini e associati, qui si parla del sistema cinema visto come industria, quindi da come nasce un film, come sono assettate le grandi case e come vengono studiate le strategie di produzione, promozione e marketing di un film utilizzando come esempi anche casi storici, molto interessante se oltre all’estetica di un film e al lavoro artistico vi interessa anche tutto i suo discorso produttivo.
Mi scuso per la lunghezza di questo post sperando che qualcuno di voi lo legga fino alla fine, oltre tutto, le cose non si possono sempre riassumere in due righe.
Come sempre vi auguro Buona Visione!

MORTO ART DAVIS, IL CONTRABBASSO DI COLTRANE
Sveglio da ore ormai eccomi nuovamente qui, sigaretta rollata in bocca, nessun caffè ancora nello stomaco, stomaco vuoto insomma, davanti al pc, mentre ascolto l’ultimo lavoro degli smashing pumpkins, l’ultimo feticcio del rock anni 90, o forse solo l’ultimo dei grandi gruppi anni 90, o forse solo e solamente gli smashing pumpkins, o forse un’idea rimasta solo nella testa di Billy Corgan. Resta il fatto che comunque sia, io gli ho sempre adorati, io che corsi a comprare l’album degli Zwan dopo poche ore dall’uscita, restandoci per altro un po’ deluso, io che dopo aver aspettato titubante un po’ di tempo mi sono deciso a sentire l’album. Ero sinceramente perplesso all’ascolto del singolo, avevo paura, ascoltando questo lavoro, di rimanere deluso e comunque nostalgicamente compromesso nel ricordo di un qualcosa che non può tornare. Piove fuori e la consapevolezza che in ogni modo non sono esattamente gli smashing pumpkins quelli che suonano, non la formazione classica, è alta, ma ormai mi sono lanciato nell’impresa ed allora eccomi qui mentre le canzoni scorrono nel pc, nota dopo nota, sovrastate dall’alto dalla voce di Billy Corgan. I ricordi sferzano veloci agli anni indietro, alle scorribande con gli amici, ai concerti, alle prime canne, a tante cose belle che ricordo in una piovosa mattina di agosto e che so, rimarranno li, nel deposito della memoria, mentre fumo la seconda sigaretta e l’amaro del sapore della bocca la mattina si fa sentire più aggressivo che mai.
Zeitgeist è un disco tutto sommato carino, ma, in conclusione si sa che un giorno di pioggia in una giornata d’agosto non fa l’inverno e comunque l’immagine di copertina dell’ultimo great dei Pumpkins era stato esplicito quanto le note dei Doors all’inizio di Apocalypse Now.
Andrea Pazienza scriveva in una delle sue strisce : MAI TORNARE INDIETRO, NEANCHE PER PRENDERE LA RINCORSA!
Ora dalle casse escono le note di “Mellon Collie And The Infinite Sadness”.

Si, lo so perfettamente che c’è pochissima gente in giro in questo periodo e che ce n’è ancora meno che naviga in rete, alcuni persi nelle vacanze, altri persi nel lavoro, e si spera in seguito persi anch’essi nelle vacanze ed altri in fine persi e basta, e che Dio mostri loro la strada.
Ma per gli altri, i casi anomali, quelli che non si sono persi ma che magari hanno perso le vacanze, o quelli che non si sono persi d’animo e che nelle vacanze ci sperano ancora, insomma per chi c’è, a chi è rimasto, consiglio due o tre libri, così faccio un’opera buona e nello stesso tempo occupo una ventina di minuti della mia pressoché inutile vita.
Nulla di estremamente impegnativo, ma nemmeno di così banale, insomma non si parla di Harmony o del solito viaggio in africa di Wilbur Smith, solo tre o quattro titoli che a mio parere potevano sembrare interessanti.
I primi due sono dell’autore di Fight club, il romanzo da cui poi è stato tratto il film, Chuck Palahniuk, nell’ordine sono” Soffocare” che
ho trovato davvero divertente, un percorso nel quale un sesso dipendente, Victor Mancini cerca a fatica di evolversi, di cambiare, di dare un senso alla propria esistenza, compito che risulterà al quanto difficoltoso ma non privo di soprese, scritto in maniera sempre molto cruda e ironica come è uso dell’autore. Il secondo libro, sempre del medesimo autore è invece una sorta di guida alla città che gli da tuttora residenza, Portland, in cui vengono riportati luoghi, fatti e persone che probabilmente non troveremmo su di una guida ortodossa, sempre accompagnati dall’ironia, questo libro può essere letto anche come un’omaggio alla città sopra menzionata, ogni capitolo del libro,metto di seguito i primi 4 per darvi un’idea, è accompagnato da una cartolina, scritta ovviamente, che riporta avvenimenti inerenti capitati all’autore.
· Gente di parola: piccolo vocabolario di Portland
· Ricerche: avventure da stanare
· Pappa: dove andare a mangiare
· Presenze: per stare gomito a gomito con i morti
Il titolo del libro è: “Portland Souvenir”.
Il terzo titolo che vi lancio li è invece un diario di bordo, o meglio di regia, trattasi infatti degli appunti che il regista tedesco Werner Herzog, di cui ho già più volte parlato sul blog, ha raccolto durante la lavorazione del film “Fitzcarraldo” che gli valse la premiazione al festival di Cannes nel 1982 e il cui attore protagonista era
l’indimenticabile Klaus Kinski.
Il titolo del libro è: “La conquista dell'inutile”.
Il quarto ed ultimo libro che consiglio è: “L'assenza dell'assenzio” di Andrea G. Pinketts, dove ritroviamo Lazzaro Santandrea, già apparso in altri lavori, e considerato l’alterego dello scrittore, considerato dalla Pivano l’ultimo vero cowboy metropolitano. In questo romanzo, giallo (ma è riduttivo definirlo così, non è troppo classificabile) Santandrea se la dovrà vedere con l’assenza, con un canguro tossicomane, una potenziale suicida, con un rapimento, anche se gli
amiconi di sempre Pogo e Caroli saranno sempre al suo fianco, ironico e acido, e forse anche cinico “Il cinico è come uno Yogurt scaduto. Ecce Yomo” si legge in un passaggio del libro, insomma c’è un bel fritto misto da uno degli scrittori che non mi ha mai deluso.
(Ho inserito qualche link, vedi sottolineati, così da rendere più efficace la consultazione, magari capite qualcosa se lo leggete in una maniera più consona rispetto al macello che combino io.
Direi che ce n’è un po’ per tutti i gusti, mi scuso con gli amanti degli Harmony e di Smith, ma a me fanno cacare! Gusti!
Non mi ricordo dove, in quale film c’è un personaggio che espone il teorema secondo cui i grandi se ne vanno sempre tre alla volta, credo sia “ scommessa con la morte” per la regia di Buddy Van Horn , in cui tra l’altro troviamo Clint Eastwood come attore protagonista nei panni del noto ispettore Harry Callaghan, oltre ad un cameo dell’ancora sconosciuto Jim Carrey. Parto da qui, da questa breve parentesi, da questo piccolo frammento di negativo cinematografico( negativo inteso come pellicola) e faccio un Blow-up, un ingrandimento. Questa volta non per trovare le eventuali tracce di un omicidio, ma soltanto per parlare di tre grandi persone che un negativo, un piccolo frammento non potrebbe in alcun modo contenere, per un fanatico del cinema come me andare a letto sapendo che Ingmar Bergman non c’è più è triste, ma svegliarsi e apprendere che pure Antonioni si è spento mi lancia in uno stato traumatico, leggendo poi le news sul sito dell’ANSA scopro che anche Michel Serrault, uno dei più bravi attori francesi, famoso anche per aver recitato ne : (Il Vizietto) di Eduard Molinaro girato nel 1978 con Ugo Tognazzi ed aver lavorato con registi quali Clouzot, Chabrol, Mocky, Lautner, Audiard, Blier e Kassovitz, è morto.
Così la mia mente ritorna alla cine-battuta con cui ho aperto, un procedimento che mi risulta naturale.
Tre nel giro di due giorni, una trinità difficile da sostituire oggi come oggi nell’attuale panorama cinematografico, in cui purtroppo anche le tanto acclamate rivelazioni anni 90 ( vedi Tarantino) finiscono per deludere nel breve tratto di una decade o poco più, vedi l’ultimo lavoro e il probabile vuoto creativo riempito da tutti quei: TARANTINO PRESENTA, TARANTINO CONSIGLIA, TARANTINO PRODUCE, ma un film vero, nuovo, intelligente, valido e che non riempia le sale solo per il nome, quand’è che lo fa?
In Italia è assai più dura, qualcosa di buono lo si cava, se evitiamo il monopolio recitativo Buy/Accorsi presente in 9 film su 10, non che manchino i buoni film, ma il fatto è che un buon film è anche un bel film ed è qui che ogni tanto si scivola, oltre ad una cultura cinematografica latente, di cui non è certo lo spettatore l’artefice, ma l’industria per lo più. Voglio dire: ma se manca la materia, il bel-buon film italiano, invece di riempire tre sale coi TRANSFORMERS, in una almeno mettete un film dell’immenso patrimonio cinematografico italiano, se al pubblico non proponi l’alternativa è ovvio che si aliena sui modelli presenti. In tutto il mondo, persino nell’America Hollywoodiana capita di imbattersi in una proiezione vecchia, spesso Fellini, Leone e tanti altri, perché non qui? Perché non Harry potter in sala 1, Transformers in sala 2, GrinderHouse in sala 3, e Un’americano a Roma in sala 4?
Tentar non nuoce. Manca il coraggio? Questione di soldi? Se è così allora preservare il cinema italiano è impresa assai ardua, inutile piangersi addosso allora.
Va anche detto che certi lavori andrebbero riproposti in sala perché è li che si respira appieno la loro vera dimensione, vedere la dolce vita in dvd va bene, ma è un po’ come vedere il Guernica di Picasso in una piccola stampa appesa davanti al Water, non dà certo la giusta dimensione dell’opera, non come vederla dal vivo, in un museo nelle sue dimensioni, in un contesto più appropriato.
Noi, qui nello stivale, di cose buone ne abbiam fatte, per comodità ne metto Tre così rimango in tema, ovvio che ne tralascerò, ma va bene così.
Tre tra le tante, la pittura, la musica e il cinema ( per agganciarmi al contemporaneo).
Allora chiudo questo post, un poco critica, un poco sfogo e un po’ tributo a Tre grandi.
-Gaetano: “Cioè, Se ti sto ricendo che parto, parto…e poi me ne vac Fefè nu ce la faccio cchiù! Cioè, chell che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!”
Lello: “Da zero!”
Gaetano: “Eh?”
Lello: “Da zero! Ricominci da zero!”
Gaetano: “Nossignore, ricomincio da… cioè, tre cose me so’ riuscite ind’a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!… Me ne vac, nu ce la faccio chiù…” –
(tratto dal film “Ricomincio da Tre” di Massimo Troisi) giusto per concludere con un’altra cine-battuta, da tre son partito e con tre finisco, anzi, ricomincio.

BUONA VISIONE A TUTTI