E DEL GOVERNO...(SENZA DISTINZIONE DI COLORE POLITICO)
(DISEGNI DI ANDREA PAZIENZA)Pompeo, di Andrea Pazienza, è, credo, il mio fumetto ( se così si può definire, ma sicuramente è molto di più) preferito, quello che, quando l’ho letto mi son sentito risucchiato, e non tanto per le vicende che tragicamente Pompeo affronta, ma quanto per il come le affronta, in questo mi sono sentito sempre molto affine, e già altre volte ne avevo scritto, Pompeo è una figura che ritorna spesso nella mia emotività, riesco spesso a trovare in quelle pagine una frequenza comune di trasmissione.
Persino nella postilla dell’autore riesco a trovare dei punti comuni a ciò che è il mio vissuto fino ad oggi. Ok, ovviamente non va interpretato alla lettera, non tutto, diciamo che però ci sono espressi passaggi e pensieri in cui mi rileggo. Queste righe che seguono sono appunto la postilla che Pazienza fece a quello che da molti è considerato una sottospecie di testamento, anche se forse non voluto appositamente.
Cari Voi che mi avete seguito sin qui. Cosi' finisce l'ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche un lungo capitolo della mia vita. Questi s'era aperto "fumettisticamente" nel settantasette con Pentothal (del quale Pompeo e', forse, l'alter ego invecchiato), e, tra alti e bassi chiude adesso, nove anni dopo. Anni che, come si dice, sono "volati". In questi anni ho scoperto diverse cosucce. Intanto di non essere un genio. Perche' si', lo confesso, da ragazzo ci speravo. Invece no, sono un fesso qualsiasi. Pero', c'e' sempre un pero', e' vero, sono un disegnatore eclettico. Un disegnatore ecletto-sfaticato. Poi ho scoperto di non essere attendibile, e di non essere tante altre cose, deficenze a volte gravi delle quali chiedo a qualcuno di perdonarmi. [...] Ora che vivo in campagna come un cretino non sono piu' depresso e quindi saluto volentieri gli amici che mi rimastono qua e la' nelle citta'. Le amiche soprattutto. Di me, volendo, si puo' dire tutto il male che si vuole, pero' tante di quelle cose non sono vere. Capisco viceversa la delusione di qualcuno quando si e' accorto che il fumettaro per cui tifava altri non era che il fesso di cui sopra. Ora, naturalmente, che sono fesso me lo posso dire io da solo, perche' sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri. Pero' (di pero' ce ne possono essere i pacchi), non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo, casomai subito prima, o subito dopo, mai durante. Voglio dire che alla fine ho sempre fatto quel che ho voluto, senza badare acche' 'ste cose si potessero rivendere di su o di giu'. Ora che vivo in campagna i ragazzi di qui mi chiamano "vecchio paz" e, faccio per dire, ho ventinove anni.
Andrea Pazienza 1984 1985 1986


Lui:
"Mentre il cielo trascolora, sirio appare in basso alla luna e tutta la città s'apparecchia per la lunga notte, i rumori catturati in spesse nuvole di smog. Un tappeto di brace luminosa e fredda." -Andrea Pazienza- ( tratto da: POMPEO)
Io:
E allora io non posso fare altro che guardarmi in giro, perdermi e riflettere, alzo lo sguardo e cambio faccia, alzo lo sguardo e cambio Dio, città, nuvole, cambio l'idea fissa, mi guardo in giro e la terra trema, la gente cade, sotto colpi freddi come il metallo, e allora cambio, non sono uomo, sono falco, cambio la mia traiettoria guidato dal vento, sospeso, nel nulla, c'è tutto, rabbia, ustioni e una lacrima che sorride.
Cambia il vento e plano, docilmente, di nuovo qui, riabbasso lo sguardo, avanti a me, nulla è cambiato.