Parlare della situazione Keniota è assai complicato, non si può avere la pretesa di riassumere in un post di poche righe tutti gli eventi che hanno portato uno dei paesi “che sembrava” tra i più stabili dell’Africa alla situazione attuale, ma forse si possono individuare alcune delle “possibili” cause che hanno contribuito a portarlo all’attuale condizione, e che forse sono comuni anche ad altre realtà africane e non solo. Per fare questo mi vengono in aiuto le parole di Susan George, che è considerata una delle più autorevoli studiose sulla questione della fame nel Terzo mondo.
[…] Ci si chiede perché l’Africa sia così in “ritardo”, io credo che ci siano elementi di corruzione e ruberie. I governi che sono stati imposti non sono adatti a quei Paesi che avevano le loro proprie forme di democrazia nelle strutture tribali e che non sono state rispettate. Si sono voluti imporre dei sistemi all’occidentale che non fanno parte della tradizione e delle forme africane. Sono molte le cause di questa situazione: la corruzione, lo Stato che non fornisce infrastrutture, ma blocca anziché incoraggiare l’agricoltura, inoltre molti sono stati incoraggiati a investire nell’industria, ma per fare questo si sono ricoperti di debiti e oggi non possono più far fronte al debito internazionale. Sono in un circolo vizioso che li obbliga sempre più ad esportare, soprattutto le materie prime, ma tutto il mondo esporta materie prime e quindi i prezzi restano estremamente bassi, e poi anche quello che guadagnano da queste esportazioni va solo a coprire il debito. Dunque non si attira l’investimento straniero perché questo non vuole occupasi di fare trasporti, sistema bancario, porti…tutte cose di cui l’industria ha bisogno. In Africa manca questo: lo Stato non può garantire l’ordine e così il commercio passa soprattutto attraverso la predazione e la corruzione (lo vediamo bene con i diamanti in Sierra Leone, controllati dai militari o da commercianti, ma non arrivano benefici alla popolazione). […]
Parlando del Kenya, ricordiamoci che tra la metà e la fine del 700 vi fu la presenza dei Portoghesi, poi nel XIX secolo la presenza europea si intensificò, quando il Kenya divenne colonia Britannica.
È qui che forse si riscontra in maniera evidente quanto detto dalla George, i coloni Inglesi applicarono la legge del Divide et impera, ovvero, dividi e domina, usata quasi sempre nei paesi africani, “una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell'opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità titolari di una quantità di potere ciascuna possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che non trovino mai la possibilità di unirsi contro di lui. Quindi questa tecnica permette ad un potere centrale, che può essere un governo dispotico, o un governatorato coloniale-imperialista, numericamente modesto, di governare e dominare su una popolazione sensibilmente più numerosa. (da wikipedia)”
Ed ecco che oggi, tra i tagli del Fondo monetario internazionale, che tende a finanziare dove c’è sicurezza che altri paesi investano, e che negli ultimi anni ha, e sta obbligando le economie dei paesi in via di sviluppo ad adeguarsi a direttive che impongono tagli enormi negli investimenti per il sociale, che hanno come conseguenza una sofferenza maggiore per il sud del mondo, le idee del Neoliberismo, con la sua politica economica, e i modelli di impostazione e organizzazione dello stato imposti, sia in epoche coloniali che in tempi più recenti hanno creato forse in parte, forse del tutto, quella situazione che oggi riscontriamo in KENYA e che non è sola esclusiva purtroppo del paese africano. E proprio oggi a ricordarci la situazione precaria delle risorse e dei beni, a livello globale, ci pensa il papa dicendo che: “la proprietà non è un diritto assoluto", un monito questo, che mi trova d’accordo, bisogna scindere la figura di istituzione della chiesa da quella di studioso e intellettuale ogni tanto, ed è quello che questa volta ho fatto.
Per approfondire:
cronologia delle attività della banca mondiale al 2004
da questo libro ho preso brani e fonti
Fondo monetario internazionale home page
Pensavo oggi tra me e me a che cosa regalare per questo Natale, me ne stavo disteso sul letto, quando mi è tornata alla mente una cosa che mi aveva accennato la mia amica Giudi poco prima delle passate feste di Natale; potremmo risparmiare e regalare un pozzo ad un villaggio in Africa, aveva esordito, ma poi la cosa rimase li, e oggi mentre ci pensavo un poco mi dispiaceva, così mi sono messo davanti al computer e ho cercato, non è stato difficile, il primo risultato di google era quello buono, ho aperto il sito dell’Amref e ho curiosato un po’, sono giunto fino a questa pagina cui vi consiglio di dare un’occhiata che non costa nulla.
Magari non si costruirà un pozzo (ma mai dire mai) però ci sono anche alternative alla portata di tutti.
Questo è il mio consiglio per un regalo di Natale intelligente e sopratutto disinteressato. Se voi avete altri suggerimenti...